Da quello che il governo Berlusconi lascia trapelare attraverso i giornali e i telegiornali, non si capisce assolutamente nulla sulle cause della crisi economica e su chi l’ha provocata. E non è un caso. L'arte della disinformazione, tipica di questa classe dirigente, mira difatti a un preciso obiettivo: lasciare noi cittadini italiani nel buio più completo per svilire ogni tentativo di intravedere e proporre soluzioni alternative in grado di non far pesare sempre sulle fasce più deboli il peso dei sacrifici richiesti.
L'attuale crisi è il frutto di 30 anni di politiche basate sulla precarietà del lavoro, sulla riduzione dei salari e delle pensioni, sul taglio alla spesa sociale. Meno soldi la gente ha in tasca e meno spende. Se i lavoratori e i pensionati non spendono le industrie non riescono a vendere le proprie merci e, di conseguenza, non vendendo i propri prodotti le aziende sono costrette a licenziare o a mettere in cassa-integrazione i lavoratori, aumentando ancora di più la crisi. Di fronte a questo stato di cose, le aziende decidono allora di 'de-localizzare', ossia di spostare la produzione in paesi in cui lo stipendio dato ai lavoratori (il costo del lavoro) è molto più basso che in Italia. Ed eccola qui la 'mazzata' finale all’economia italiana.
Negli Stati Uniti (ricordiamoci che tutto parte da là) le compagnie finanziarie hanno dato soldi a chi non poteva ripagarle, compagnie tutte sotto il controllo delle banche che da allora hanno iniziato ad avere grossi problemi finanziari. A questo punto sono intervenuti gli stati che, con i loro finanziamenti, hanno foraggiato le banche, dal 2008 ad oggi, di circa 12.000 miliardi di dollari. Tutti soldi di chi paga le tasse, soldi dei lavoratori! Quindi se in questi anni il debito pubblico delle principali nazioni è aumentato non è stato – così come tentano di farci credere – a causa di una spesa sociale eccessiva (sanità, istruzione, assistenza, ecc.) ma esclusivamente perché tali nazioni hanno regalato alle banche soldi pubblici per 'salvarle' dagli errori commessi in questi anni.
Dal 2008 il governo Berlusconi si è preoccupato principalmente di negare la crisi e di mettere a disposizione delle banche un grosso contributo. Poi la situazione si è aggravata e, su pressione della Banca Centrale Europea, ha iniziato a far pagare la crisi ai soliti noti e con i soliti interventi mirati: privatizzazioni, tagli ai servizi sociali, alla sanità e ai trasporti, forti aumenti di ticket e tariffe. Non contento di ciò, ha pure demolito il contratto nazionale del lavoro, aprendo la strada alla riduzione dei salari (come indicato dalla Fiat), provando perfino a cancellare le più importanti feste laiche del nostro paese: 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Nessun sacrificio viene invece chiesto, ancora una volta, alle fasce più ricche. Anzi. Il tanto discusso 'contributo di solidarietà' (unica misura un po’ perequativa) viene cancellato.
Il Governo, quindi, non sta facendo nulla contro la crisi. Ridurre il potere d’acquisto degli italiani determinando ulteriore recessione economica e un aumento dei licenziamenti sarà la conseguenza di una manovra iniqua che vede questo centrodestra garantire i privilegi del 10% più ricco della popolazione, i profitti delle banche e il potere dei padroni nei confronti dei lavoratori.
Noi proponiamo politiche realmente diverse:
- Tassa sui grandi patrimoni;
- Lotta reale all’evasione fiscale facendo pagare per intero le tasse a chi ha usato lo scudo fiscale;
- Dimezzare le spese militari e smettere subito la guerra in Afganistan e in Libia;
- Dimezzare gli stipendi delle caste e mettere un tetto agli stipendi dei managaer;
- Restituzione dei finanziamenti pubblici da parte di quelle aziende che hanno de-localizzato
- Energie alternative.

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