domenica 4 settembre 2011

SCIOPERO 6 SETTEMBRE 2011


Da quello che il governo Berlusconi lascia trapelare attraverso i giornali e i telegiornali, non si capisce assolutamente nulla sulle cause della crisi economica e su chi l’ha provocata. E non è un caso. L'arte della disinformazione, tipica di questa classe dirigente, mira difatti a un preciso obiettivo: lasciare noi cittadini italiani nel buio più completo per svilire ogni tentativo di intravedere e proporre soluzioni alternative in grado di non far pesare sempre sulle fasce più deboli il peso dei sacrifici richiesti. 

L'attuale crisi è il frutto di 30 anni di politiche basate sulla precarietà del lavoro, sulla riduzione dei salari e delle pensioni, sul taglio alla spesa sociale. Meno soldi la gente ha in tasca e meno spende. Se i lavoratori e i pensionati non spendono le industrie non riescono a vendere le proprie merci e, di conseguenza, non vendendo i propri prodotti le aziende sono costrette a licenziare o a mettere in cassa-integrazione i lavoratori, aumentando ancora di più la crisi. Di fronte a questo stato di cose, le aziende decidono allora di 'de-localizzare', ossia di spostare la produzione in paesi in cui lo stipendio dato ai lavoratori (il costo del lavoro) è molto più basso che in Italia. Ed eccola qui la 'mazzata' finale all’economia italiana. 

Negli Stati Uniti (ricordiamoci che tutto parte da là) le compagnie finanziarie hanno dato soldi a chi non poteva ripagarle, compagnie tutte sotto il controllo delle banche che da allora hanno iniziato ad avere grossi problemi finanziari. A questo punto sono intervenuti gli stati che, con i loro finanziamenti, hanno foraggiato le banche, dal 2008 ad oggi, di circa 12.000 miliardi di dollari. Tutti soldi di chi paga le tasse, soldi dei lavoratori! Quindi se in questi anni il debito pubblico delle principali nazioni è aumentato non è stato – così come tentano di farci credere – a causa di una spesa sociale eccessiva (sanità, istruzione, assistenza, ecc.) ma esclusivamente perché tali nazioni hanno regalato alle banche soldi pubblici per 'salvarle' dagli errori commessi in questi anni.

Dal 2008 il governo Berlusconi si è preoccupato principalmente di negare la crisi e di mettere a disposizione delle banche un grosso contributo. Poi la situazione si è aggravata e, su pressione della Banca Centrale Europea, ha iniziato a far pagare la crisi ai soliti noti e con i soliti interventi mirati: privatizzazioni, tagli ai servizi sociali, alla sanità e ai trasporti, forti aumenti di ticket e tariffe. Non contento di ciò, ha pure demolito il contratto nazionale del lavoro, aprendo la strada alla riduzione dei salari (come indicato dalla Fiat), provando perfino a cancellare le più importanti feste laiche del nostro paese: 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Nessun sacrificio viene invece chiesto, ancora una volta, alle fasce più ricche. Anzi. Il tanto discusso 'contributo di solidarietà' (unica misura un po’ perequativa) viene cancellato. 

Il Governo, quindi, non sta facendo nulla contro la crisi. Ridurre il potere d’acquisto degli italiani determinando ulteriore recessione economica e un aumento dei licenziamenti sarà la conseguenza di una manovra iniqua che vede questo centrodestra garantire i privilegi del 10% più ricco della popolazione, i profitti delle banche e il potere dei padroni nei confronti dei lavoratori.

Noi proponiamo politiche realmente diverse: 
  • Tassa sui grandi patrimoni;
  • Lotta reale all’evasione fiscale facendo pagare per intero le tasse a chi ha usato lo scudo fiscale; 
  • Dimezzare le spese militari e smettere subito la guerra in Afganistan e in Libia; 
  • Dimezzare gli stipendi delle caste e mettere un tetto agli stipendi dei managaer; 
  • Restituzione dei finanziamenti pubblici da parte di quelle aziende che hanno de-localizzato 
  • Energie alternative.

venerdì 29 luglio 2011

La sicurezza delle donne ai tempi di Alemanno

di Manuela Grano, Valentina Greco, Rosangela Mura, Linda Santilli

Sicurezza, un lusso che oggi noi donne vogliamo permetterci”; così recita il titolo del vademecum dato alle stampe dall’amministrazione comunale di Roma. Strano! Avevamo sempre pensato che la sicurezza, intesa come libertà di vivere e di muoversi, fosse un diritto e ora scopriamo di esserci illuse: niente di più superfluo di un lusso, soprattutto in tempi di crisi.
Ma, lusso o diritto alla libertà, potrebbe ancora andar bene purché fosse garantito. Invece no. Leggendo l’ameno libretto, corredato da ben 27 foto di donne (alcune indicate, ahinoi, con titoli al maschile), ci accorgiamo che dobbiamo continuare a fare da sole.

Certo non si può dire che manchino i consigli nell’opuscolo, anzi è infarcito di consigli: da “affidati al buon senso” (sic!) a “evita i parchi di sera”, “informati su quali sono le fermate metro più rischiose” (nel caso, come si farà a tornare a casa?), “non indossare abiti vistosi e gioielli”, “cambia posto se sei seduta vicino a qualcuno di cui senti di non poterti fidare” e, dulcis in fundo, la segnalazione di PeTra, il dispositivo tecnologico d’avanguardia per la sicurezza personale.
Una vera svolta per la vita delle donne! Non dovremo temere più nulla dopo aver memorizzato la quarantina di regole d’oro e magari aver acquistato l’angelo custode PeTra. Ma, una volta arrivate tutte intere a casa, saremo sicure di essere salve, dopo aver aperto quella porta che per tante donne racchiude violenze ripetute, e sempre ignorate perché il recinto della famiglia è sacro e senza legge? 

lunedì 27 giugno 2011

La Marcegaglia chiede di
aumentare l'età delle pensioni
perchè in Europa tutti lo fanno.
Noi chiediamo di dimezzare gli
stipendi e i privilegi a Parlamentari
e Senatori italiani.... perchè in Europa
nessuno guadagna quanto loro.

lunedì 20 giugno 2011

La Fds, Sel, l'unità della sinistra e la questione del governo


La doppia vittoria nelle elezioni amministrative e nei referendum ha riaperto a sinistra la discussione intorno alla possibilità non soltanto di liberare il Paese da Berlusconi ma, addirittura, di pervenire in tempi brevi ad un'alternativa di governo capace di cambiare in profondità la realtà dell'Italia. Porsi questo interrogativo è non solo legittimo, ma necessario. L'ipotesi di un cambiamento radicale degli equilibri politici va indagata razionalmente, scansando pregiudizi ostativi ed anche frettolose (ed illusorie) precipitazioni.
Sel, ad esempio, è convinta che le condizioni siano maturate a tal punto che i suoi più autorevoli esponenti pongono all'ordine del giorno niente meno che la costruzione di un soggetto unico della sinistra. Allora converrà afferrare il toro per le corna e non eludere il tema posto che chiama in causa anche la Federazione della Sinistra e la sua strategia.

martedì 14 giugno 2011

Sì, Sì, Sì, Sì-racusa!

Il risultato dei referendum del 12 e 13 giugno consegnano, alla città di Siracusa, un dato certo: i siracusani non vogliono l’acqua gestita dai privati e sono nettamente contrari al nucleare.

Questo dato indiscutibile (47.000 siracusani lo hanno detto votando Sì) mette chiaramente in discussione le politiche scelte dal sindaco Visentin riguardo l'affidamento delle “tubature” comunali alla Sai 8. Scelte che hanno provocato l'aumento indiscriminato delle bollette, un'erogazione non sempre continua dell’acqua e incertezza negli stessi lavoratori di Sai 8. Seppur con qualche limite, la gestione dell'acqua era nettamente migliore quando era la Sogeas a provvedervi. Nella campagna referendaria portata avanti nelle scorse settimane noi della Federazione della Sinistra (Rifondazione comunista, Comunisti Italiani) lo avevamo già capito ascoltando i siracusani.

Stessa presa di posizione sul quesito inerente il nucleare. Niente di strano se a Siracusa si è sollevato lo sdegno nei confronti di una politica incapace di soddisfare le tante promesse fatte in materia di salvaguardia ambientale. La scelta di affidare il Ministero dell'Ambiente alla nostra concittadina Stefania Prestigiacomo, che, oltre ad avere interessi economici sulla zona industriale, è di fatto l'unico caso in Europa di ministro dell'ambiente favorevole al nucleare, ha mostrato tutte le sue contraddizioni. Il Sì contro il nucleare è stato un No, chiaro e severo, alle propagande della Prestigiacomo a discapito di quelle energie rinnovabili che sono il futuro di questo paese e della nostra città. L'indifferenza rispetto al danno ambientale causato dalla vicina zona industriale ha pesato molto sul risultato del quesito referendario sul nucleare, smascherando finalmente l'ipocrisia con la quale è stato organizzato il famoso G8 sull'ambiente a Siracusa. Le esplosioni e gli incendi divampati qualche giorno fa al Petrolchimico di Priolo, oltre a causare il ferimento di tre lavoratori e a porre nuovamente il problema relativo alla sicurezza sul lavoro, hanno ancora una volta innalzato il tasso di polveri sottili in città. La Federazione della Sinistra chiede pertanto, all'attuale amministrazione siracusana, di mettere all'ordine del giorno un serio piano di riqualificazione del territorio che contempli un graduale smantellamento della vicina zona industriale giacché non di solo petrolchimico si può campare. Questa provincia ha già pagato.

I temi affrontati dai referendum hanno raggiunto il più ampio dei consensi proprio perché hanno contrapposto i sacrosanti diritti dei liberi cittadini agli interessi di una precisa classe dirigente, politica e imprenditoriale. Un aspetto questo che non è stato sottovalutato da quanti hanno tentato di frenare l'enorme entusiasmo sorto attorno ai referendum anche con mosse ai limiti della legalità. Ci riferiamo non solo alla scarsa pubblicità fatta sui giornali e in televisione (laddove gli spot elettorali sono stati relegati in orari di basso ascolto...), ma anche – a livello locale – alla disinformazione circa il cambio di indirizzo di qualche seggio, al mancato invio del 'bollino' da applicare sulla scheda elettorale per chi ha cambiato domicilio, per non parlare dell'assurda ordinanza del sindaco Visentin tramite cui, in contrasto con la legge che tutela la propaganda elettorale, si è tentato di impedire il volantinaggio pro-referendum anche in zone lontane dal centro storico.

Nonostante ciò i Siracusani sono comunque riusciti a dare una sonora bocciatura non solo al governo Berlusconi ma anche al ministro Prestigiacomo e al sindaco Visentin. Ci aspettiamo adesso, e noi della Federazione della Sinistra saremo vigili in questo, che i nostri amministratori tengano conto del voto popolare e cambino al più presto le loro politiche scellerate.

Francesco Pasqua

segretario circolo P.R.C. "Felicia e Peppino Impastato"

Coordinamento provinciale Federazione della Sinistra

venerdì 10 giugno 2011

E ora la lotta per la proporzionale!

di Raul Mordenti


Sono pochi i giornali che hanno dato conto di cosa chiedono in concreto gli "indignados" spagnoli, e di conseguenza sono pochi gli italiani che lo sanno: ebbene, quel movimento (che definisce se stesso «democracia real ya!», democrazia reale subito) chiede con grande forza nel suo programma «la modificazione della legge elettorale per garantire un sistema autenticamente rappresentativo e proporzionale che non discrimini nessuna forza politica né volontà sociale» (cfr. l'intero programma nel sito www.carta.org). E' questa un'assoluta necessità per liberarsi del soffocante bi-polarismo che, anche in Spagna!, uccide la democrazia, costringendo gli elettori a scegliere tra due varianti del medesimo "pensiero unico" e delle medesime politiche antipopolari, cioè fra il Psoe di Zapatero e la destra del Ppe.
Lo stesso tema della conquista di una legge elettorale proporzionale deve essere messo all'ordine del giorno anche in Italia. Forse il berlusconismo è morto, ma certo esso non è sepolto, e continuerà ad ammorbare l'aria della democrazia italiana se la sinistra non saprà delineare una vera via d'uscita. Al centro di tale fuoruscita c'è la legge elettorale proporzionale, esattamente come ci fu l'irresponsabile abbandono della proporzionale (da parte dell'allora Pds) all'origine del berlusconismo. Ora forse risulta chiaro a tutti quello che, da soli, veniamo dicendo da quasi venti anni, cioè che la proporzionale (che significa solo assegnare tanti seggi quanti sono i voti) è in realtà tutt'uno con la Costituzione, e che con la proporzionale l'avventura berlusconiana sarebbe stata semplicemente impensabile. Direi che la legge elettorale maggioritaria, il premio di maggioranza, la personalizzazione della politica, il bipolarismo e il presidenzialismo (tutti - non per caso - punti del Piano della P2 di Licio Gelli!) hanno svolto per il berlusconismo esattamente lo stesso ruolo che la monarchia svolse per il fascismo, cioè gli hanno aperto le porte; e come la monarchia non potè sopravvivere al fascismo, così la filosofia anti-proporzionale non può e non deve sopravvivere al berlusconismo.


Poiché questo nostro infelice Paese sembra abituarsi anche alle peggiori nefandezze (soprattutto se esse vengono sponsorizzate unanimemente dagli organi del "pensiero unico" e da la Repubblica) non sarà male ricordare di cosa stiamo parlando. 
Stando ai risultati elettorali (pure per noi pessimi) del 2008, Berlusconi non avrebbe avuto affatto la maggioranza dei seggi senza la legge "porcellum": il suo Pdl riportò il 37,2% dei voti, ma comprendendo anche i voti dell'Mpa e di Fini, che non ha più, e che al tempo erano da valutare almeno intorno al 10%; dunque Berlusconi aveva circa il 29,2% dei voti; ma questa percentuale si riduce al 21,1% se si calcolano gli aventi diritto al voto (cioè anche gli astenuti) ed è pari al 20,2% della popolazione italiana sopra i 18 anni (considerando gli italiani non-cittadini italiani, dunque privati del diritto di voto, secondo noi ingiustamente). Con queste percentuali Berlusconi ha ottenuto una schiacciante maggioranza alla Camera, che mai nessuno aveva avuto prima di lui (tranne Mussolini grazie ad un'altra legge elettorale anti-proporzionale!), cioè 340 seggi su 630. Ciò è stato possibile grazie a un doppio effetto deformante della volontà popolare indotto dalla legge elettorale: sia il premio di maggioranza alla coalizione più votata e sia la cancellazione dei seggi di chi non ha superato lo sbarramento del 4%. Faccio notare che grazie a tale sbarramento (anch'esso considerato da molti "democratici" cosa buona e giusta) ci sono stati nel 2008 ben 3.578.000 voti espressi, pari al 10% degli elettori (sarebbero il terzo partito italiano!), che non hanno avuto alcuna rappresentanza parlamentare. Una vergogna. E non è possibile quantificare l'effetto deformante ancora più violento insito in quel sistema, e cioè il ricatto del cosiddetto "voto utile" che ha spinto molti bravi (ma imperdonabili!) compagni a dare retta a Veltroni e a votare per i tanti Calearo presenti nel Pd, perché convinti che solo in tal modo si poteva sbarrare la strada a Berlusconi (e ora, come sappiamo, quei deputati sostengono Berlusconi!).
La tabella qui sotto, costruita un po' alla buona (perché fra l'altro non tiene conto dei 12 seggi degli italiani all'estero), riassume il terribile effetto antidemocratico del porcellum.
Occorre dunque abolire la legge porcellum, o almeno il premio di maggioranza e lo sbarramento, per poter riparlare di democrazia in Italia. Altrimenti - a porcellum vigente - anche un Berlusconi mezzo morto può rigiocarsela, perché egli ha un "potere di coalizione" assai maggiore che il centro-sinistra. Né sarà il "modello Macerata", invocato risibilmente da D'Alema, e l'accordo con l'Udc di Casini (e Cuffaro) a salvarci. E' urgente aprire un grande dibattito nel Partito, nella FdS e nel Paese, ed è urgente coinvolgervi anche la forze del centro-sinistra, a cominciare dai compagni di Sel che sembrano talvolta recitare il ruolo degli ultimi pasdaran della micidiale "vocazione maggioritaria" veltroniana.


Liberazione (10/6/2011)